Il patrimonio culturale è spesso percepito come un costo da sostenere piuttosto che un investimento da cui trarre valore: manutenzione onerosa, fondi pubblici sempre più contesi da priorità concorrenti – sanità, difesa, transizione energetica – e un ritorno economico che, per quanto reale, fatica a essere misurato con la stessa immediatezza di altri settori. A questo si aggiunge una minaccia crescente e spesso sottovalutata: il cambiamento climatico, che espone siti storici, musei e paesaggi culturali a rischi concreti di degrado, alluvioni ed erosione, in un momento in cui le risorse per la prevenzione restano largamente insufficienti.
Il panel si interroga se investire nel patrimonio culturale sia ancora una priorità sostenibile, o se rischi di diventare un lusso che le società contemporanee non possono più permettersi. Si discuterà del reale valore economico e occupazionale generato dal patrimonio, della necessità di nuovi modelli di finanziamento che coinvolgano partnership pubblico-private e filantropia strategica, e delle opportunità offerte da tecnologie come la digitalizzazione 3D e l’intelligenza artificiale per la conservazione preventiva e la fruizione. Si affronterà inoltre la dimensione più profonda della questione: il patrimonio culturale non è soltanto un asset economico, ma un elemento di coesione sociale e identità collettiva, la cui perdita comporta costi che nessun bilancio riesce davvero a contabilizzare.
L’incontro offrirà al pubblico una riflessione su come trasformare la tutela del patrimonio da onere percepito a leva strategica per il futuro, in un Paese come l’Italia che di questo patrimonio detiene una responsabilità unica al mondo.