Poche regioni incarnano il tema del Festival per il 2026 – “correre sul filo del rasoio” (running on the edge) – in modo così vivido come il Caucaso meridionale. Si tratta di un’area in cui sovranità, sicurezza e sviluppo vengono rinegoziati in tempo reale; dove nuovi corridoi di trasporto si trasformano, letteralmente, in infrastrutture geopolitiche; e dove il venir meno di vecchie certezze offre agli attori locali l’opportunità di scrivere – in gran parte secondo le proprie condizioni – un nuovo capitolo all’insegna della cooperazione anziché del confronto.
Per la prima volta dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Caucaso meridionale è teatro di progressi simultanei e reciprocamente sinergici verso la pace su molteplici fronti. Dall’incontro dell’8 agosto 2025 alla Casa Bianca tra i leader di Armenia e Azerbaigian, i due Paesi hanno compiuto passi avanti quasi di settimana in settimana: è stato infatti siglato un accordo in diciassette punti per la normalizzazione delle relazioni – dopo oltre trent’anni di tensioni – che attende ora la firma ufficiale. Segno incoraggiante è la moltiplicazione dei contatti tra le due società civili parallelamente al processo ufficiale: seminari congiunti, voli diretti tra Erevan e Baku dopo quattordici anni e iniziative come il “Ponte della Pace”, che riunisce rappresentanti della società civile di entrambi i Paesi per la prima volta da oltre un decennio.
Parallelamente, il 2025 è stato definito l’anno del riavvicinamento tra Armenia e Turchia. La Turchia considera una pace duratura nel Caucaso meridionale la chiave per sbloccare il potenziale economico della regione; i nuovi corridoi di trasporto che collegano Anatolia, Armenia, Azerbaigian e Asia centrale rappresentano un’opportunità vantaggiosa per tutte le parti coinvolte — parte integrante del più ampio “Corridoio di Mezzo” che unisce la Cina all’Europa. Per l’Armenia, questa apertura promette un nuovo accesso ai mercati internazionali e un profilo commerciale più diversificato e multidirezionale.
Nel frattempo, la Georgia rimane la principale porta d’accesso della regione verso il Mar Nero e i mercati internazionali, mantenendo un ruolo consolidato di snodo logistico e di transito che i nuovi corridoi andranno a integrare anziché sostituire, di pari passo con la crescita dei volumi commerciali nell’intera area del Caucaso meridionale.
In un mondo in cui — come approfondito nell’edizione di quest’anno del Festival — il multilateralismo è sotto pressione e il potere si fa sempre più diffuso, il Caucaso meridionale offre un esempio raro e incoraggiante di attori regionali che si fanno carico della propria stabilità e prosperità. È proprio in questo contesto che l’Italia e l’Unione Europea — attraverso la diplomazia economica, gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e di connettività, e il sostegno allo Stato di diritto — possono svolgere un ruolo significativo come partner privilegiati della regione.
Questo panel riunisce Armenia, Azerbaigian, Georgia e Turchia per esaminare questo momento storico di trasformazione: le prospettive di una pace duratura e globale, la nuova architettura del commercio e della connettività regionale che sta prendendo forma, e l’opportunità per l’Europa di interagire con una regione che si sta sempre più proponendo come ponte, anziché come barriera, tra Oriente e Occidente.