Per decenni, l’America si è presentata al mondo come il baluardo del liberalismo: promotrice della democrazia, del libero mercato, dei diritti individuali e di un ordine internazionale basato su regole condivise. Questo ruolo si è consolidato dopo la Seconda guerra mondiale, con la leadership statunitense nella creazione di istituzioni globali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la NATO, e si è rafforzato dopo la Guerra Fredda, quando il “momento unipolare” sembrava aver consacrato il trionfo del modello liberale occidentale.
Negli ultimi tempi, però, quell’America Liberale sembra in crisi. La crescente polarizzazione politica e le diffuse disuguaglianze economiche sembrano minare la coesione sociale mentre sul piano esterno, un approccio alle relazioni commerciali fondato sui dazi e sul protezionismo, il ripiegamento strategico, l’ascesa della Cina e il ritorno della logica di potenza hanno incrinato l’immagine di un’America guida morale e garante dell’ordine globale.
Così, in un mondo sempre più instabile, l’idea di un’America liberale appare solo un ricordo. Difenderne i principi – democrazia, multilateralismo, diritti umani – significa cercare di preservare uno spazio globale aperto, regolato e cooperativo, contro il ritorno dei nazionalismi e dell’autoritarismo.