Il degrado ambientale, la desertificazione e le carenze nella produzione alimentare locale continuano a minare la stabilità e la sicurezza in tutto il mondo. Sebbene il 2025 abbia segnato il terzo anno consecutivo di calo della fame nel mondo — che ora colpisce il 7,8% della popolazione mondiale (SOFI 2026) — questi progressi rimangono estremamente vulnerabili al prossimo shock. L’Africa rimane l’epicentro dell’insicurezza alimentare globale, con oltre la metà della popolazione che soffre di insicurezza alimentare moderata o grave (SOFI 2026). Si prevede che questa tendenza peggiori nel prossimo futuro, dato che la popolazione africana dovrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo circa 2,5 miliardi entro il 2050 (UN DESA 2024). Le sfide strutturali alla base di questa insicurezza hanno una portata globale, contribuendo alla migrazione forzata e alla radicalizzazione e, in alcuni casi, venendo utilizzate come strumento di pressione geopolitica.
Nel 2025, per la prima volta nei dieci anni di storia del Rapporto globale sulle crisi alimentari, è stata confermata la carestia in due luoghi nello stesso anno — alcune zone della Striscia di Gaza e del Sudan (GRFC 2026) — e il rischio di carestia persiste nel 2026 in Sudan, Sud Sudan, Somalia e Gaza (Hunger Hotspots 2026).
Affrontare queste sfide richiede un approccio multiforme: rafforzare la produzione locale di alimenti di base, migliorare l’accesso degli agricoltori ai mercati nazionali e globali e rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento globali per resistere a interruzioni come quelle verificatesi durante le recenti crisi — dalla pandemia di COVID-19 e dalla guerra in Ucraina alle più recenti pressioni sui prezzi dell’energia e dei fertilizzanti derivanti dalla chiusura dello stretto di Hormuz, che continuano ad alimentare l’inflazione alimentare. Un ulteriore ostacolo, meno evidente, è rappresentato dall’accessibilità economica: i costi si accumulano lungo la catena del valore, poiché la scarsa disponibilità di celle frigorifere, l’approvvigionamento energetico inaffidabile, l’inefficienza dei mercati e l’aumento dei prezzi dei trasporti rendono gli alimenti nutrienti fuori dalla portata dei consumatori anche nei luoghi in cui vengono prodotti. Allo stesso tempo, il sistema umanitario sta subendo una forte contrazione, con circa 25 milioni di persone escluse dall’assistenza umanitaria (GHO 2026). Con gli obiettivi dell’appello umanitario coordinato delle Nazioni Unite per il 2026 rivisti al ribasso per la prima volta a meno del 60 per cento delle persone identificate come bisognose (GHO 2026), i paesi beneficiari sono ora più esposti a rischi accresciuti di fame, instabilità e conflitti.
Roma si trova in una posizione unica per ospitare questo dibattito: sede delle tre agenzie delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura — FAO, IFAD e PAM — è la città da cui vengono pubblicate le valutazioni autorevoli a livello mondiale sulla fame. È in questo spirito che il Festival della Diplomazia intende promuovere un dialogo che unisca le agenzie con sede a Roma, i governi, il settore privato e gli attori emergenti nel campo dello sviluppo attorno alle cause strutturali dell’insicurezza alimentare e alle risposte che esse richiedono.